Back from Brazil parte seconda
- José Marceca
- 18 ott 2017
- Tempo di lettura: 5 min

Pur tenendo conto delle enormi difficoltà che (quasi) ogni brasiliano deve affrontare per vivere, in generale i brasiliani sono un popolo che ama il divertimento. Nel corso della storia il Brasile ha accolto diversi popoli facendo si che il paese diventasse un melting pot di gruppi etnici molto differenti tra loro, accomunati comunque da una grande gioia di vivere. Con qualche differenza: mentre gli abitanti del Sud del Brasile possono sembrare più freddi e tranquilli, da Rio de Janeiro a Nord la gente ama godersi la vita. In genere i brasiliani danno molto valore all'amicizia e all'ospitalità, ma così come possono essere molto aperti e disponibili anche con persone appena incontrate della loro stessa etnia, non sempre lo sono con gli stranieri. Se sei un “Gringo” (e lo è chiunque non è brasiliano), OCCHIO! Convinti dell’equazione Gringo uguale soldi, se possono venderti qualcosa il triplo di quanto la venderebbero ad un brasiliano, state tranquilli che il tentativo lo faranno. Ovviamente quanto più sarete inseriti nella società e il vostro brasiliano fluente tanto più saprete difendervi da tali tentativi. Questo non accade sempre e comunque, sia chiaro, ma è sempre meglio tenere gli occhi aperti. Per il popolo brasiliano, divertimento uguale calcio, divertimento uguale ballo e di conseguenza, divertimento uguale Carnevale, l’evento che qualsiasi brasiliano ama più di qualunque altro. Andiamo con ordine, dunque. Il Brasile è famoso soprattutto per la sua tradizione calcistica in ragione del fatto che la sua nazionale è l’unica ad aver vinto cinque Mondiali di calcio. Ciò è motivo di orgoglio per tutti i brasiliani, che non hanno nessun problema ad ammettere che questo sport li fa letteralmente impazzire. Questa mania è così grande che quando gioca la nazionale brasiliana praticamente nessuno va a lavorare, e le eventuali sconfitte subite vengono vissute come un vero e proprio lutto nazionale. Oltre al calcio, sullo stesso piano in Brasile c’è l’amore per il ballo. Quasi tutti i brasiliani sanno ballare, essendo la musica una componente essenziale della loro identità. Samba, bossa nova, forrò, sono considerati generi tipicamente brasiliani, ma anche la Caipira del Sertanejo (una sorta di Country), la Capoeira (una miscela di arti marziali, musica e danza), il Funk (per me assolutamente indigeribile), tipico delle favelas di Rio de Janeiro. Il Funk brasiliano è un genere molto esplicito, scatenato e politicamente scorretto. Da non confondere con il genere portato in auge da James Brown. Parlando di musica in Brasile non si può prescindere dalla Musica Popolare Brasiliana. Nella sua accezione più vasta la MPB contiene tutte le caratteristiche della musica popolare con le sue tre anime: quella bianca (europea e portoghese), quella nera (africana) e quella indio. La Musica Popolare Brasiliana ha il suo momento di splendore negli anni sessanta, ed ha come suoi protagonisti i sentimenti e gli stati d’animo di tutto il popolo brasiliano: la tristeza (tristezza), la felicidade (felicità) e ovviamente, la saudade (nostalgia, forse, ma vivendo in Brasile si apprende molto rapidamente che il vero significato di questa parola in realtà è molto più ampio, abbraccia tutta l’infinita gamma cromatica dello struggimento). Tutto lo spettro degli stati d’animo è narrato con grande poesia ma spesso anche con un po’ di ironia e grande divertimento. Antonio Carlos Jobim (autore di Desafinado, Garota de Ipanema e tantissime altre splendide canzoni) diceva che la tristezza e la nostalgia condividono la stessa bellezza della felicità. Non tutta la musica suonata in Brasile è bella. Ma c’è n’è tanta, ma veramente tanta, bellissima. Per me, che per tanti anni ho coltivato la musica come una delle passioni principali, è stato un grande piacere scoprire autori fino a quel momento trascurati. A volte una cosa strana mi accade, pur non avendo vissuto in maniera entusiastica il mio periodo “brasiliano”: quando sento certe canzoni non posso fare a meno di emozionarmi, molto più di quanto mi accadeva prima. Forse perché adesso comprendo il senso delle parole, lo struggimento narrato in certe canzoni, la grazia, la soavità, l’armonia di certe interpretazioni… Il ballo, la musica, ci portano inevitabilmente a quella manifestazione, conosciuta in tutto il mondo, che i brasiliani letteralmente adorano. Il Carnevale! Tutto il mondo invidia le straordinarie coreografie dei carri allegorici delle scuole di ballo che sfilano per le strade di tutto il Brasile, e i più fantasmagorici sono quelli delle grandi metropoli: Rio De janeiro, San Paolo e naturalmente, Salvador. Nei sambodromi, enormi arene con una immensa corsia centrale e due ali di tribune, si affollano migliaia di persone venute da ogni dove. Per una settimana praticamente è un continuo susseguirsi di splendide scenografie, costumi sgargianti, donne stupende. Ciascuna scuola di samba durante tutto l’anno prepara la sfilata individuando un tema per contestualizzare i propri carri (due, tre, anche quattro immensi carri o più per le scuole più importanti) , e si presenta l’anno successivo con il tema prescelto. Il risultato è un infinito turbinio di colori, suoni, balli sfrenati, e il coinvolgimento totale del pubblico. Ma se nei sambodromi si può ammirare la sfilata comodamente seduti, è per le strade che il Carnevale prende veramente fuoco. Una festa promiscua a ritmo di samba che coinvolge tutti. Milioni di persone si accalcano per le strade al passaggio dei cantanti più famosi del Paese che animano le notti brasiliane. Le strade sono attraversate a ritmo lentissimo dai loro show ambulanti. Dei veri e propri palchi, collocati su alte strutture montate su dei Truck potentissimi. Musica a palla e una folla immensa che si accalca per vedere i propri idoli, lontanissimi lassù a quattro metri da terra, infiammare il pubblico. Pur non avendo nessuna attitudine a vivere dal vivo un evento del genere (musica assordante, livello alcolico pericolosamente alto, milioni di persone urlanti, nessun luogo dove potersi rifugiare), mi è capitato di essere presente al Pedrão 2012, una manifestazione molto importante di Eunápolis , nello stato di Bahia. In quella occasione ho potuto apprezzare, dal Camarote (una sorta di palco rialzato molto vicino a quello dello show) della prefettura, alcuni eccellenti spettacoli di cantanti brasiliani famosi: L’infaticabile Ivete Sangalo (fantastico il suo video live della serata al Madison Square Garden di New York, procuratevelo!), Chiclete com Banana (vero infiammatore di folle, i brasiliani lo adorano), Michel Telò, a quel tempo la star numero uno in Brasile, grazie al sucesso mondiale del pezzo “Ai se eu te pego”. Dunque, dopo aver erudito l’eventuale conoscente barra amico incontrato per strada (che non mi vedeva da molti anni e si chiedeva dove fossi finito), sulla mia permanenza per tre anni e mezzo in Brasile, un’altra domanda, come si dice, nasce spontanea: “Ma come ci sei finito in Brasile?” Be, a questo punto devo fare i conti con me stesso e decidere se glissare con una risposta evasiva o essere sincero. Sarò sincero, la prossima volta però, perché adesso entrano in gioco i sentimenti...
Fine parte seconda

































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