Le Rubriche di My Small Escapes: MY DISCO NEWS | From Disco to Disco - An iconic era | Part
- José Marceca
- 30 mag 2020
- Tempo di lettura: 4 min

Riassuntino veloce: nella prima parte di “From Disco to Disco” vi ho parlato dei primi passi della Disco Culture, delle ragioni per cui divenne così famosa e di alcuni dei personaggi che contribuirono al suo grandissimo successo, che continua fino ad oggi grazie alle numerosissime produzioni musicali che rispolverano in versione rivisitata le sonorità dell’epoca. Nella seconda parte di “From Disco to Disco” ho voluto doverosamente dedicare ampio spazio a quella che fu la Discoteca più rappresentativa di tutta quanta l’epoca della Disco Music, lo Studio 54, con tutti i personaggi e gli eccessi che resero questo locale di Manhattan una vera icona. A questo punto è inevitabile iniziare la terza parte di “From Disco to Disco” con il Film di culto che consacrò la Musica Disco come fenomeno mondiale, ovvero Saturday Night Fever, da noi in Italia, La febbre del sabato sera. Vengono i brividi, vero?
Ma quali furono i musical più importanti della storia di Hollywood prima della “Febbre?” Non c’è dubbio che il primo della lista non può che essere Singing’ in the rain diretto da Stanley Donen nel 1956, considerato il musical per eccellenza. Freschezza ed entusiasmo con l’iconico ballo sotto la pioggia di Gene Kelly e Debbie Reynolds (mamma di una fugace stella di Hollywood, Carrie Fisher, resa famosa da un altro film di culto, Star Wars).
Altra citazione di merito per Mary Poppins di Robert Stevenson, 1964. Chi non ha cantato almeno una volta “basta un poco di zucchero e la pillola va giù” alzi la mano! Una adorabile Julie Andrews, che per questo film vinse l’oscar, ci guida attraverso una fiaba moderna con effetti speciali, per l’epoca, notevoli.
Fast forward: Il mago di Oz di Victor Fleming, 1336; Cabaret, Bob Fosse, 1872 (il primo musical “Adulto”); Gli uomini preferiscono le bionde di Howard Hawks, 1953. Delizioso filmetto con Marilyn Monroe e Jane Russel, autrici di due prestazioni uniche, rivisto con estremo piacere in prima serata pochi giorni fa; My fair lady di George Cuckor, 1964; Grease di Randal Kleiser, 1978 (giusto stasera 30 Maggio alle 21:10 su Paramount Channel lo rivedrò, che ve lo dico a fare?). Brillantina, basettoni, gare di ballo, drive-in: un John Travolta che bissa il successo della Febbre del sabato sera in uno dei musical più amati di sempre (ancora brividi). E chiudiamo la carrellata introduttiva di questo terzo capitolo di “From Disco to Disco” con un altro film rivoluzionario: The Rocky Horror picture show diretto da Jim Sharman nel 1975. Tratto dall’omonimo show teatrale, è un vero film di culto che celebra la trasgressione con un cocktail bizzarro ed effervescente a base di omosessualità, bisessualità e travestitismo. Ancora oggi messo in scena al cinema Mexico di Milano.
Okay, ci siamo, è arrivato il momento di indossare una bella camicia di lamé, un completo bianco e (pur non avendo il fisico asciutto e le movenze sinuose di Tony Manero) buttarci nella pista della discoteca 2001 Odissey!
Nato dalla volontà del giornalista musicale inglese Nick Kohn di redigere la scenografia per un film, è proprio a lui che Robert Stigwood, manager musicale e suo grande estimatore, si rivolge. Convinta la Paramount, si rese necessario trovare una colonna sonora che facesse da fulcro per la storia, e Stigwood la soluzione ce l’aveva proprio a portata di mano, nelle vesti di tre fratelli che dopo varie peripezie e un periodo di declino, stavano risorgendo proprio grazie alla Disco Music: i Bee Gees.
Permettetemi a questo punto di provare un ulteriore brivido, reale come l’impatto che quella colonna sonora ebbe su di me e sul mondo intero. Mi accade perché sto parlando di emozioni di prima mano, di momenti vissuti nel momento in cui accaddero. Ricordo perfettamente tutto di quel periodo, di quegli anni che considero i più belli in assoluto per un milione di motivi differenti di cui quello dominante è la musica (oltre alle personali esperienze di giovane ribelle avido di sapere e di… conoscenze carnali).
Barry, Robin e Maurice Gibb che già da qualche anno si erano lasciati influenzare dalla Disco e dalle basi funky, con il loro falsetto come valore aggiunto fecero propri quei ritmi (fino a quel momento predominio di musicisti di colore) e cominciarono a scalare le classifiche.
Stigwood li mise subito sotto pressione per realizzare in tempi record la colonna sonora del film, e in un week end buttarono giù “Night Fever” e “More than a woman”, oltre a registrare “If I can’t have you”, poi affidata alla voce di Ivonne Ellman.
Pazzesco, vero? Ma non era ancora abbastanza. Per il film i brani ancora non bastavano, Stigwood pretendeva qualcosa di più e fu allora che i Bee Gees buttarono giù la carta che completava un vero poker d’assi: “Stayin’ Alive”. Bingo.
Altri artisti come David Shire, Walter Murphy, Ralph MacDonald, Kool and the Gang, KC & the Sunshine Band furono chiamati in causa per completare la colonna sonora di Saturday Night Fever.
Il resto è storia: il film incassa 250 milioni di dollari e proietta nel firmamento i Bee Gees e un attorucolo fino ad allora sconosciuto che diventerà a pieno titolo una star: John Travolta.
È la musica a farla da protagonista e la colonna sonora del film sarà il disco più venduto di sempre, scalzato da questo primato soltanto da Thriller di Michael Jackson, nel 1982.
Ma non è stato soltanto Saturday Night Fever, seppur testa di ariete, a rendere la Disco music fenomeno internazionale.
Altri film, seppur meno titolati, hanno contribuito alla sua diffusione, ne parleremo nella quarta ed ultima puntata di questa rubrica.
Continua (la quarta e conclusiva parte di From Disco to Disco sarà pubblicata tra 30 giorni circa sempre sulla rubrica My Disco News.)






























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