Le Rubriche di My Small Escapes: MY DISCO NEWS | From Disco to Disco - An iconic era | Part
- José Marceca
- 2 mag 2020
- Tempo di lettura: 4 min

Siamo giunti al secondo appuntamento della rubrica MY DISCO NEWS - From Disco to Disco - che ripercorre la nascita e il successo della Disco Music, e, naturalmente i luoghi, i film e quant'altro hanno contribuito a rendere quell'epoca indimenticabile.
Prima però lasciatemi mettere sul giradischi “Solar’s greatest hits” un album del 1982 che ripercorre i maggiori successi di quella straordinaria casa discografica.
Sono certo che i brani firmati da gruppi come Shalamar, Whispers, Dinasty, mi aiuteranno a farmi pervadere dalla giusta atmosfera..
La Disco Music nei middle seventies sta diventando un vero fenomeno di costume, e a giusta ragione: le battaglie civili degli anni sessanta, i conflitti razziali e gli eventi traumatici come la guerra del Vietnam e gli omicidi politici di John e Robert Kennedy e ancor prima di Martin Luther King e Malcom X, avevano contribuito a un risveglio sociale e ad un bisogno di leggerezza.
I giovani provavano uno sfrenato senso di libertà, le comunità più variopinte lottavano per la libertà di espressione, e il sesso, prima che la piaga dell’AIDS iniziasse a mietere migliaia di vittime, veniva praticato in maniera promiscua e senza protezione.
Ma furono le droghe a sciogliere del tutto i freni inibitori. Tutti fumavano di tutto, eroina, cocaina e micidiali misture di psicofarmaci erano consumate abitualmente da gente comune, ma anche da professionisti, musicisti, giornalisti, scrittori, attori, artisti, e tanti di loro caddero vittime dei propri abusi. Alcool, droghe libertà sessuale, la musica perfetta per dare enfasi a questo inedito cocktail: era il momento giusto per dare vita a qualcosa di assolutamente inedito e geniale per dare al mondo ciò che il mondo voleva: un luogo dove l’eccesso fosse legittimato e la diversità un valore aggiunto.
L’idea giusta venne al momento giusto a due giovani imprenditori di New York.
Amici fin dai tempi dell’universitá, Steve Rubell e Ian Schrager, dopo aver aperto una prima “Steak loft” nel Queens, ampliarono gli affari fino a gestire insieme una catena di bisteccherie. Schrager era un assiduo frequentatore di locali e gli venne in mente di aprire, insieme al suo socio storico, due locali di loro proprietà, uno a Boston e uno nel Queens, chiamato The Enchanted Garden.
L’occasione propizia si presentò quando venne messo in affitto un vecchio teatro, e Il 22 Aprile 1977, al numero 254 della 54ma strada ovest a Manhattan, dopo i lavori di ristrutturazione durati un anno, apre i battenti lo Studio 54, nato con il chiaro intento degli ideatori di rendere ogni sera un evento speciale. E tutto, ma proprio tutto, era concepito per offrire al pubblico il massimo: 1800 metri quadri dedicati alla pista ricavata nella platea, una stupenda scalinata in stile barocco che portava nella zona dei divani posta nella balconata, la cabina del disk jockey sul palcoscenico, e il primo privé della storia, al quale poteva accedere un numero ristrettissimo di celebrità invitate personalmente da Stevie Rubell.
Numerose furono le caratteristiche che resero unico quel locale, a partire dalla rigida selezione all’ingresso effettuata dallo stesso Rubell. Non furono poche le star lasciate fuori dal locale solo perché non erano vestiti in maniera abbastanza originale o non rispettavano i suoi requisiti personali. Diverse coppie si sfasciarono perché solo uno dei due era ammesso all’ingresso. Volume a palla, effetti luci all’avanguardia, scenografie e performance degne delle più prestigiose gallerie d’arte e soprattutto un pubblico strabiliante. Lo Studio 54 diventò in breve il ritrovo di scrittori, registi, attori e cantanti tra i più cool della scena internazionale: Andy Warhol, Truman Capote, Elizabeth Taylor, Liza Minnelli, John Travolta, Paloma Picasso, Michael Jackson, Diana Ross, Elton John, Elio Fiorucci, Lou Reed, Tom Ford, Michail Baryšnikov, Donna Summer (naturalmente!) erano soltanto alcuni dei più famosi.
Ricordo molto distintamente una foto (vista su una delle tante riviste musicali che compravo regolarmente all’epoca) di Grace Jones, una icona vivente, allora fidanzata con Dolph Lundgreen (reso famoso anni dopo con il ruolo di Ivan Drago in Rocky IV), entrambi stilosi e bellissimi, entrare come inarrivabili dei in quel luogo per pochi eletti. Per non parlare di Bianca Jagger, che arrivava in pista sul dorso di un cavallo bianco. Oggi basta digitare su qualsiasi motore di ricerca “Studio 54” per avere una panoramica delle folli atmosfere che si creavano tutte le sere in quel locale dove creatività, lussuria, libertà sessuale e provocazione erano la norma.
Gli incassi erano di tutto rispetto, tanto che lo stesso Stevie Rubell ebbe a dire che solo la Mafia incassava piú del suo Club. Fu a seguito di questa affermazione che la polizia, nel Dicembre 1978 fece irruzione nel locale. I due soci ebbero pesanti accuse che costarono loro tre anni e mezzo di prigione e una multa di 20.000 dollari a testa.
Lo Studio 54 fu venduto nel Novembre 1980 per 4, 75 milioni di dollari, una cifra astronomica per l’epoca. Fu la fine di un’era, sancita prima dalla malattia di Rubell che per aver avuto diversi rapporti sessuali con partners occasionali contrasse l’AIDS,e successivamente dalla sua morte.
Avrei dato non so cosa, nonostante l’ombra di timore proiettata su tutti noi dal famigerato Covid-19, per essere a New York venerdì 13 Marzo, quando al Brooklyn Museum si è aperta al pubblico la grande mostra intitolata “Studio 54: Night Magic”, che ripercorre la radiosa epopea di quella che è considerata la discoteca più iconica di tutti i tempi.
Si conclude così la seconda parte di From Disco to Disco
Parlando di musica Disco, è inevitabile citare una pellicola cinematografica che ha sdoganato in tutto il pianeta la musica da ballare e il mondo delle discoteche.
Sono certo che avrete già capito a quale film mi sto riferendo, ma ne parlerò più approfonditamente nel prossimo appuntamento di questa rubrica.
Continua






























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