Le Rubriche di My Small Escapes: MY DISCO NEWS | From Disco to Disco - An iconic era | Part
- A Cura di José Marceca
- 6 apr 2020
- Tempo di lettura: 4 min

Accolgo con piacere l’invito rivoltomi dal mio amico Carlo Lamia e del fantastico My Small Escapes, di scrivere un articolo sulla Musica Disco
La prima domanda che mi sono posto, una volta accettato l’invito è stata: sarò in grado di assolvere ad un incarico di tale responsabilità? E subito dopo: da dove mai potrò cominciare?
Poi rifletto sul fatto che, se da un lato mi cruccio di non essere più giovanissimo (e forse neppure giovane, se è per questo), l’aspetto positivo di esser nato nei primi sessanta è che ho avuto il piacere (grandissimo) di vivere la nascita di quello straordinario movimento musicale che è la Disco Music fin dai suoi esordi.
Volendo fare una doverosa premessa, devo dire che la musica ha sempre avuto un ruolo preponderante nella mia vita, fin da bambino.
A prescindere dai generi (pur privilegiandone alcuni), nel tempo ho avuto la curiosità e la fervida volontà di ampliare le mie conoscenze e sorprendermi delle magnifiche emozioni che la Musica, tutta, può dare.
Quindi, ancor prima di fare le doverose ricerche per essere il più accurato possibile, attingo alla mia memoria, alle sensazioni vissute in prima persona e ad una data, il 1975, quando, appena tredicenne, ascoltavo su un giradischi Readers Digest (uno dei più diffusi all’epoca ed anche il mio primo apparecchio stereofonico), la stupefacente voce di colei che sarebbe diventata la Queen of Disco: Miss Donna Summer.
E la canzone era, naturalmente, Love to love you babe…
Di sicuro forse non la più rappresentativa della Disco Culture, almeno non secondo i canoni classici legati alle battute ed al ritmo, ma questo genere musicale viene largamente apprezzato inizialmente nelle comunità gay di New York e Philadelphia, per le cui schiere, sensualità e provocazione facevano parte integrante delle emozioni da esibire sulla pista da ballo.
Se faccio uno sforzo di memoria, trovo di certo almeno un film o un documentario dell’epoca, dove sulle note di Love to love you babe diversi avventori si muovevano sinuosi nei dancefloor.
Bene, questo per entrare nel climax.
Cronologicamente però dobbiamo fare un passo indietro, per individuare quella che è stata la spinta, la motrice della sfrenata voglia di ballare, e possiamo a questo proposito citare senza indugio uno dei mostri sacri della musica nera: James Brown.
Le sue movenze sensuali, la sua energia, a coreografia di un sound eccezionale, facevano letteralmente ribollire il sangue nelle vene a quel pubblico di afroamericani e non solo, che assistevano ai suoi concerti e ascoltavano i suoi dischi.
Quindi è la musica Funky Soul, la vera asse portante del groove che poi sarebbe sfociato nella disco. La musica Funky è certamente il genere dal quale tutto ebbe inizio, grazie anche ad altri artisti come Marvin Gaye, Mother Father Sister Brother, Ike & Tina Turner, Sly and the Family Stone, per citare i più famosi.
Per le discoteche, intese come luoghi di aggregazione dove la gente si riuniva per ballare, e per la figura del DJ, che sarebbe diventata nel tempo importantissima per il successo delle discoteche, si dovette aspettare fino ai primi anni settanta, quando personaggi come Francis Grasso e David Mancuso, nei loro locali inizialmente riservati ai soci, intrattenevano il pubblico eludendo del tutto le esibizioni delle band dal vivo, ma proponendo le loro selezioni musicali attraverso i dischi.
Probabilmente uno dei precursori fu proprio Francis Grasso, che si proponeva come Francis DJ nel Club Newyorkese The Santuary.
Pochi anni dopo David Mancuso, nel suo appartamento di New York, il Loft, diede vita ad un vero fenomeno. Al Loft tutto era curato nei minimi dettagli, in particolare la qualità del suono. Il pubblico (prevalentemente gay, ma lo abbiamo già detto che fu da quel movimento che l’apprezzamento per la dance music prese il volo), era in delirio, le feste private, riservate a circa 200 soci, un successo.
L’idea di Mancuso fu la fonte di ispirazione di un altro storico locale, il Paradise Garage, un vero e proprio garage dove Michael Brody ancora una volta apriva le saracinesche ad un pubblico gay per delle feste private ad alto tasso di vibrazioni.
Il clamoroso successo si allarga anche ad un pubblico etero, e la figura del DJ, con Larry Levan, divenne mito. Formatosi da adolescente con le prime esibizioni a casa di Mancuso, Levan impone un vero e proprio genere, e di fatto divenne il primo remixers di brani Disco. Ma fu con un altro locale che la musica disco divenne fenomeno mondiale, e se nomi come The Sanctuary, Loft, Paradise Garage, forse ai più non dicono nulla, certamente Lo Studio 54 di New York è una discoteca di cui quasi tutti avranno sentito parlare.
Ecco che a questo punto la narrazione storica si intreccia di nuovo con i ricordi personali, con le esperienze vissute sulla mia propria pelle. Gli anni ottanta, nei quali tutto raggiunge l’apice.
Il 22 Aprile 1977, al numero 254 della 54ma strada ovest a Manhattan, in un edificio che precedentemente era stato un teatro, apre i battenti ad opera di Steve Rubell e Ian Schrager, lo Studio 54…
CONTINUA






























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