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Back from Brazil parte prima

  • José Marceca
  • 14 set 2017
  • Tempo di lettura: 5 min

"Ciao, di nuovo a Trapani sei?" Questa é la domanda che piú spesso mi sento rivolgere quando incontro, per caso, qualche amicobarraconoscente. L'altra (meno ricorrente) é: "mii, sono anni che non ti vedo!" Corredata spesso della postilla "sei sempre uguale!" Gli incontri casuali sono dovuti al fatto che non vedo molte persone. A parte mia madre, mio figlio e i colleghi di lavoro, che vedo e con cui mi relaziono quotidianamente, e il team della palestra che frequento (sia il team che la palestra una vera boccata di ossigeno) c'é ben poco da aggiungere. E la vita sociale? Bé, quale vita sociale? Quella si limita a qualche sporadica sortita per una pizza e..., bé, per una pizza. Amico, tu hai un problema, qualcuno potrebbe dirmi. Sará. Questione di scelte. Credo accada in parte perché le mie dinamiche interiori sono differenti dalla maggior parte di quelli che conosco (é sempre stato cosí, fin da sbarbo), e in parte per la mia fatica ad accettare la mediocritá (e la maleducazione, l´arroganza, la stupiditá, la volgaritá, la presunzione, la superbia e piú di tutto la subdola follia che caratterizza certe persone e di cui non tutti si accorgono ma altri sono costretti a subire). Anch´io sono un mediocre, per caritá, anzi peggio, proprio perché cercando di sfuggire alla mediocritá, é come se mi muovessi lungo un tunnel che mi isola da tutti. Dunque, "di nuovo a Trapani sono?" Proprio stamattina mi sono sentito rispondere "da un paio di anni ormai". Ecco perché erano anni che non mi vedevi vecchio mio. Sul fatto che sono sempre uguale (di solito lo dice qualcuno che mi conosce da oltre trent'anni e vuole dire uguale ad allora), ho imparato a sfoderare un mezzo sorriso educato che maschera ció che realmente penso, ovvero "cazzate amico". Se proprio non ne posso fare a meno, spiego che ho vissuto tre anni in Brasile. A quel punto il mio interlocutore di solito mi rivolge uno sguardo quasi di invidia, immaginandomi per tre anni in chissá quali scenari paradisiaci, circondato da chissá quali (e quante) belle mulatte ancheggianti e sorbendo chissá quali elisir afrodisiaci. Sbagliato. Adesso é il momento del sorriso educato che maschera ció che realmente penso, ricordate? Il Brasile geograficamente é un paese immenso e meraviglioso, dalla natura esuberante, puó rivelarsi estremamente gradevole per una vacanza estemporana di 10/20 giorni (se non si entra in contatto con la corruzione della polizia, con la miseria e con i delinquenti di strada), ma altrettanto sgradevole per una permanenza prolungata. A meno che non ci si possa permettere un appartamento in condominio di lusso con security all'ingresso e relativo standard di vita altissimo, é dura. La moneta, il real brasiliano, vale meno di un terzo dell'euro (1 euro oggi equivale a 3,70 reais), e gli stipendi sono molto bassi. Uno stipendio medio (per chi ha la fortuna di arrivarci), é di 1.000 reais circa, che significa 269 euro. Ma si vive con niente, potreste pensare. Sbagliato. La vita é piú cara che in Italia. I prodotti importati sono gravati da dazi assurdi, e quando si entra in un qualsiasi supermercato brasiliano il costo dei prodotti é esattamente uguale, e molto spesso anche di piú, di quello che si paga in un qualsiasi Simply, Eurospin eccetera in Italia. E gli affitti? A meno che non vi accontentiate di una capanna sotto un albero centenario in qualche lussureggiante foresta, anche gli affitti sono ca-ri-ssi-mi. Nelle piccole cittá sarete fortunati a trovare un piccolo (minuscolo e fetente) appartamento per 600 reais al mese, in quelle grandi il doppio non basta. In ogni caso dimenticatevi le comoditá strutturali alle quali piú o meno siamo abituati in Italia. Case fatte male, umide, poco sicure, zero privacy. Salute pubblica? Istruzione pubblica? Quasi inesistenti. Tutto ció che di buono vi possa servire, dovrete pagarlo, e a peso d'oro. Perfino andare a mangiare una pizza con la vostra fidanzata puó essere paragonato ad un lusso. Con la violenza ci dovete fare i conti fin da subito: tutto il Brasile é pericolosissimo. Gli assalti per rubare cellulari, denaro, perfino auto e moto, sono quotidiani, ovunque. Le favelas ospitano milioni di brasiliani che vivono in condizioni subumane, e si trovano in qualsiasi cittá del Brasile. Alcune sono anche molto famose ed alcune, in certe aree, sono anche caratteristiche e con una qualitá di vita decente, ma sono casi sporadici. Nelle favelas proliferano le bande criminali. Gente cattiva, ma cattiva sul serio e senza scrupoli. Il consumo di crack é considerato la piaga principale del paese, le bande si fanno una spietata guerra tra loro per la conquista di nuovi punti di spaccio, e si ammazzano senza pietá. Nelle piazze, per le strade, nei bar, nei negozi, ovunque e in qualsiasi ora del giorno e della notte. Nello spaccio (e nel consumo) sono coinvolti migliaia di adolescenti, che subiscono, senza riguardo alcuno, le conseguenze di questa guerra. Ragazzini, splendide ragazze in erba le cui giovani vite vengono stroncate solo perché hanno tardato a pagare una o due dosi o perché il luogo dove spacciavano faceva gola a qualche altro trafficante. Ordinaria amministrazione, in Brasile. La corruzione, vera piaga di questo immenso paese, coinvolge tutti i settori, tutti gli strati di potere, tutta la classe politica, l'ordine pubblico. t-u-t-t-o. Gli scandali che hanno coinvolto l'attuale presidente del Brasile, Michel Temer, e prima di lui Dilma Rousseff sono negli ultimi mesi sotto gli occhi di tutti. L'inchiesta Lava Jato (equivalente della nostra Mani Pulite) ha portato alla luce uno scenario devastante di corruzione. Della serie "Non si salva nessuno". Ma non c'è solo povertà in Brasile. Ci sono milioni di persone che lavorano duramente per costruirsi un futuro migliore, ma il fatto sconcertante é che il governo non fa nulla per accompagnare questo desiderio di crescita, anzi, a parte qualche rara e produttiva iniziativa sociale, il popolo deve far fronte a mille difficoltà per qualsiasi cosa: per mandare i figli a scuola, per affrontare problemi di salute, per i trasporti pubblici. In Brasile pochi possono permettersi di mandare i figli nelle scuole private (a botte di 800/1000 reais al mese per figlio) e farsi una assicurazione medica privata (quelle serie costano anche 600/1000 reais al mese a persona), e anche le cliniche private che offrono i cosiddetti piani di saúde, sono stati coinvolti da scandali gravissimi, del tipo che gente che pagava da anni la quota mensile si è vista rifiutare al momento della necessità per gravi problemi di salute, l´accesso alla clinica e all'intervento che avrebbe dovuto essere garantito. Autostrade? Niet, nada, tranne spezzoni che collegano i centri più importanti. Ferrovie? Niet, nada. Quel poco che c'è, be, avete presente il far west? Carrozze (quando funzionano) stipate all'inverosimile, e perfino fuori decine di persone aggrappate alle porte e alle finestre per garantirsi il passaggio. Sembra incredibile, ma l'ho visto con i miei occhi. Ma le cose adesso saranno migliorate, noh? NO. La situazione negli ultimi due anni è nettamente peggiorata. Una profonda crisi ha piegato il paese facendo ridurre i posti di lavoro e gli stipendi, facendo svalutare ancora di più il real e lasciando il popolo a boccheggiare. Un popolo che si aggrappa con tutte le proprie forze alle uniche tre cose che gli danno il coraggio di andare avanti: Il carnevale, il samba e il calcio.


 
 
 

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