La mia notte con il Duca Bianco
- José Marceca
- 14 giu 2017
- Tempo di lettura: 3 min

In una afosa notte di giugno apro gli occhi pervaso da un senso di stupore: Sono in una casa sconosciuta, e guardo eccitato i disegni che un giovane David Bowie mi mostra, mentre Elio guarda me e sorride leggendo nei miei occhi tutta l’emozione che provo. Ascolto Bowie che descrive i suoi lavori, lo osservo con occhi sgranati, rapito dal suo sguardo magnetico. Mi colpiscono le espressioni che si alternano nel suo viso, la sua gestualità, la bellezza asessuata. E’ incredibile come un essere dall'aspetto così delicato sia stato capace di inventare addirittura un genere musicale, influenzando intere generazioni. Mentre ascolto estasiato mi rivedo in un flashback a diciannove anni, emozionato in attesa di entrare al cinema Araldo di Novara per vedere la proiezione del film “Ziggy Stardust and the Spiders from Mars”. Vorrei dirgli che ormai non sono più “fan” di nessuno, ma da adolescente avevo una vera adorazione per lui. Una delle selezionatissime immagini che transitarono nella mia stanza di teenager era proprio la sua, Duca Bianco immortalato con il microfono in mano durante un concerto, impeccabile in completo pastello, capelli ossigenati e posa da dandy. La stanza dove ci troviamo è molto particolare (come poteva essere altrimenti?), curiosi manufatti decorano gli splendidi mobili. L’insieme è strabiliante, una commistione che esprime conoscenza, cultura, eccellente gusto. Forse siamo a Firenze, nella splendida mansion di Elio, o forse siamo a casa di David. Ci spostiamo in un’altra splendida stanza su dei comodissimi divani: ampie sedute in pelle rossa morbidissima su una rigorosa struttura nera. Bowie ha messo da parte i disegni e adesso sta parlando dei musicisti che suoneranno per la registrazione del nuovo disco. Sono fantastici, dice, ma controllano a stento lo stress. Può capirli, dice, in fondo lui quando registra non ha orari, passano lunghe ore prima che un motivo che ha in mente si traduca nella melodia giusta. Sorride mentre racconta delle coriste che stavano impazzendo, il giorno prima, per fare il ritornello di un brano esattamente come voleva lui. Vorrei chiedergli tante cose, ma so che questo fugace momento passerà presto e preferisco cogliere l’attimo e godere di questo improvviso regalo. Elio sornione interagisce meglio di me, in fondo lui è abituato alle star. Parlano di abiti, adesso, mimando un siparietto che mi strappa un sorriso. La notte è calda, la musica soave, la compagnia sublime. Bowie si alza e si dirige verso un enorme armadio bianco, per scegliere degli abiti da mostrarci. Li ha disegnati lui, dice. Ne riconosco alcuni, usati per gli show. Dopo averci mostrato i vestiti li poggia su un tavolino dall’inusuale forma di fulmine. Mi colpiscono alcune foto sparse sul tavolino che lo ritraggono in compagnia di vari personaggi: con Mick Jagger e la splendida moglie Bianca, poggiati sulla ringhiera di un ponte; seduto al tavolino di un pub, il braccio poggiato sulle spalle di Marc Bolan, sorridenti, parzialmente nascosti dal fumo delle sigarette; con Brian Ferry, entrambi mollemente distesi sui sedili di una Cadillac; seduto su un divano dello studio 54, l’inconfondibile logo sullo sfondo, insieme a Truman Capote, Andy Wharol e Edie Sedgwik, circondati da una moltitudine di variopinta umanità ondeggiante; insieme a Miles Davis, sguardi nascosti da occhiali scuri a fissare seri l’obiettivo. in una lui e Lindsay Kemp posano nudi, magrissimi, la pelle dipinta di bianco, le braccia protese verso l’alto a sollevare enormi nuvole bianche di plastica. Guardo ipnotizzato le foto, non credo ai miei occhi, e ascolto Bowie che, forse per provocarmi un po’, inizia a raccontarmi aneddoti privati su alcuni suoi partner del recente passato. Ride, Elio, lui preferisce le donne, gli fa, mettendomi un po’ in imbarazzo. E si, effettivamente per certe cose continuo ad essere tradizionalista. Deliziato dalla mia ingenuità Bowie si china e sorridendo mi sussurra all’orecchio: “allora se ti piacciono le donne devo assolutamente presentarti Eva, me l’ha fatta conoscere proprio ieri a Bologna il tuo amico Elio, sono certo che con lei avresti un bel po’ di cose nuove da scoprire”. Ci metto qualche secondo a tradurre mentalmente ciò che Bowie mi ha velocemente detto, passandomi sinuosamente un dito affusolato sulla schiena. Elio si gode il mio imbarazzo ed esplode in una delle sue contagiose risate. Curioso, vorrei che questa notte di giugno, che mi sta regalando tante emozioni inaspettate, non finisse mai, invece a un certo punto sono sveglio. Albeggia. Il caldo torrido della notte mi ha fatto sudare, ma non ci faccio troppo caso. Mi chiedo invece quali strane suggestioni mi abbiano portato a vivere un sogno così. Devo mandare un messaggio ad Elio, mi dico, tanto so che non lo farò. Ultimamente interagisco molto poco. Preferisco interagire così, a modo mio. Meglio di postare ricette di piatti da fare in cinque minuti, noh?






























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