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LE REGOLE DELLA CASA DEL SIDRO (The Cider House Rules, 1985) John Irving

  • José Marceca
  • 18 ott 2018
  • Tempo di lettura: 2 min

"Principi del Maine! Re della Nuova Inghilterra!"

Ognuno di noi ha i suoi libri del cuore. Sono quei libri che, per quante nuove scoperte letterarie si possano fare, rimarranno comunque per sempre nella nostra personale classifica dei preferiti. Per quanto mi riguarda, Le regole della casa del sidro è uno di questi. Il desiderio di farne una breve recensione, a beneficio di quanti non hanno ancora avuto il piacere di leggerlo, nasce dall'esigenza di fare pubblicamente una dichiarazione d'amore nei confronti di questo romanzo, che sto portando a termine per la quarta volta in trent'anni, e che per la quarta volta sta riuscendo a regalarmi immense emozioni. Leggendo il titolo, a molti tornerà comprensibilmente in mente il film diretto da Lasse Hallström che ne è stato tratto. Ma posso assicurarvi che, nonostante tale film sia stato una megaproduzione hollywoodiana con fior di attori (Michael Caine, Charlize Theron, Tobey Maguire), e nonostante abbia avuto un grande successo di pubblico, non rende minimamente l'idea della grandiosità del romanzo. Già solo per il fatto che nel film è stato epurato un personaggio che del romanzo è una delle colonne portanti, Melony! Non volevo porre l'accento sulla trama, basta digitare il titolo su google, per sapere che si tratta della storia di un orfano, Homer Weels, attraverso la quale John Irving affronta temi delicati come l'aborto, la discriminazione razziale, l'omosessualità. Quello che vorrei tanto riuscire a fare, ma so già che è troppo difficile per provarci, è descrivere l'intensità e le molteplici emozioni che questa storia trasmette. La mia ammirazione per il Dottor Wilbur Larch e per Nurse Edna e Nurse Angela - il medico responsabile dell'orfanotrofio dove si sviluppa buona parte del racconto e le sue due assistenti - è sterminata. Non voglio dilungarmi parlando degli altri personaggi e descrivendo ulteriori dettagli di questo struggente, divertente, ironico e profondissimo capolavoro. Posso solo augurarmi che stavolta, arrivando alla fine, non mi lascerò travolgere dalla commozione, come tutte le volte mi accade all'idea di abbandonare tali formidabili personaggi ai quali mi sento legato come se fossero di famiglia. Ma sono alle ultime pagine, e sento già un nodo alla gola. Se, a prescindere dal sesso, siete persone sensibili e perché no, romantiche (non è una caratteristica scontata) e non lo avete ancora letto, fatelo. Sono pronto a scommettere che diventerà anche per voi uno dei libri del cuore.


 
 
 

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