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Rebel rebel

  • José Marceca
  • 15 nov 2019
  • Tempo di lettura: 2 min

Molto spesso non siamo noi a scegliere eventi e situazioni che ci cambiano, o danno una certa direzione alla nostra vita. Sono loro a scegliere noi. Per una persona estremamente emozionale come me, è quasi scontato subire fortemente, fin da bambino, l'influenza di cose come l'arte, la musica, la letteratura, la moda, le forme di comunicazione. La fascinazione dei pensieri "altri", dei personaggi ribelli o comunque fuori dagli schemi. Un imprinting iniziale che diventa necessità, sete inesauribile di conoscere, studiare, comprendere, approfondire. Negli anni '70 questa voracità non poteva essere soddisfatta da un semplice accesso al web, perché non esisteva ancora. Il nutrimento necessario e continuo era garantito dalle riviste, dai libri, dai dischi, dai contatti con altre persone, dentro e specialmente fuori dalla mia città, e ancora dai viaggi, dalle varie esperienze via via accumulate e da quelle che sono sempre stato curioso di ascoltare. Un vero e proprio investimento, insomma. Un anelito che mi ha spinto talvolta a degli eccessi, da sbarbo (hem, e non solo), ma che si è via via mitigato nel tempo, lasciando certamente un forte rimpianto per non aver perseguito quei titoli che avevo i numeri per conseguire e che avrebbero reso certamente più solida la mia vita. Ma quel fuoco che da sempre ho sentito vivo dentro, ha continuato ad alimentare la volontà di definire la mia identità, di perseguire una mia precisa cifra stilistica, svincolato dalla necessità di piacere per forza. L'incontro con il mondo della grafica era dunque già dentro di me, ed entrare a farne parte è stato come scoprire un amore ricambiato e lungamente taciuto. Un amore che, come per la musica, è stato talvolta osteggiato dagli eventi della vita, ma che, proprio come per la musica, e contrariamente a quanto quasi sempre accade nei rapporti affettivi, non è mai finito. Avrei dovuto andar via da qui già molto tempo fa (come mi rinfaccia sempre mia madre), a cercare altrove un riscontro che forse in quell'altrove avrei trovato in forma più corposa e soddisfacente. Ma sono rimasto qui. A parlarmi addosso in un non luogo dove i post di pastasciutte fatte al volo, di pet in pose accattivanti, di insulse banalità e di orrori la fanno da padrone. E ci sta, per carità, non voglio inimicarmi nessuno (nessuno dei due o tre, forse, che sono arrivati a leggere fino a qui). Questa lunga premessa solo per dire che continuo ad amare ciò che faccio, e in ciò che faccio ci metto sempre tutto me stesso. Sembra un testamento, sarà perché un paio di giorni fa ho preso un cacchio di spavento per un abbassamento di pressione che mi ha fatto finire in ospedale. Tutto bene, dice la Doc, valori ottimali (hem, nonostante tutto), lei è solo MOLTO stressato, è necessario tirare il freno a mano. Faccia ciò che la gratifica, scopi di più (macchè, nisba, che ne sa lei del mio attuale anche se indesiderato deserto sentimentale), rida, si diverta, condivida! Ha ragione dottoressa, ci lavorerò. Intanto ci scrivo su.


 
 
 

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