Riso amaro
- José Marceca
- 14 feb 2017
- Tempo di lettura: 2 min
Uno dei motivi per cui amo sperticatamente la cosiddetta commedia all’italiana è perché tratteggia con sapiente ironia le brutture del costume italiano. Per dirlo con le parole di Mario Monicelli « La commedia all'italiana è questo: trattare con termini comici, divertenti, ironici, umoristici degli argomenti che sono invece drammatici. È questo che distingue la commedia all'italiana da tutte le altre commedie... ». Il successo di tale genere, nato negli anni cinquanta ma sviluppatosi più concretamente nei sessanta e settanta, è dovuto alla presenza di una pletora di grandi attori che interpretarono magistralmente i vizi e gli involgarimenti degli italiani, oltreché le pecche di una società ancora oggi molto lacunosa. Ma a volte capita che sembra sia la realtà a prender spunto da

lla grande commedia all’italiana. E’ di questi giorni un episodio increscioso che ha visto protagonisti due carabinieri e due ragazze americane, i cui dettagli conosciamo tutti. Le ragazze sostengono di essere state violentate dai due carabinieri e incapaci di reagire perché ubriache. Subito dopo denunciano l’accaduto e vengono portate in ospedale per gli accertamenti medici. A proposito di tali accertamenti si scopre che ci sono volute ore, quella notte, prima che le due studentesse diventassero due casi da trattare secondo il protocollo previsto per le violenze sessuali. Sulle prime l’ambulanza le ha portate all’ospedale più vicino a casa Santa Maria Nuova. Dopodiché, essendo l’ospedale sprovvisto di un reparto di ginecologia, le hanno trasferite all’ospedale di Torregalli, vicino Scandicci. Poi la giostra è continuata ritornando al Santa Maria Nuova e infine, a giorno inoltrato, finalmente all’ospedale di Careggi, dove è stata finalmente avviata la procedura prevista dal protocollo antiviolenza. Tutto questo mi ha fatto tornare in mente uno degli episodi del film “I nuovi mostri”, del 1977, e cioè “First Aid – Pronto soccorso” di Mario Monicelli, nel quale L'aristocratico Giovan Maria Catalan Belmonte (Alberto Sordi), esponente della nobiltà nera romana, girando per Roma con la sua Rolls-Royce, trova riverso sull'asfalto un uomo investito da un'automobile. Dopo aver provato in tre ospedali, senza trovare un pronto soccorso disponibile, il nobile abbandona il poveretto esattamente dove l'aveva trovato, ai piedi del monumento a Mazzini. Sordi, con gli occhiali ed i capelli tinti di biondo, dà vita ad un irresistibile personaggio effeminato e dall'eloquio tanto ricercato quanto triviale. Dal godibilissimo episodio del film di Monicelli a quello assai meno divertente occorso nella realtà, che come centinaia di altri si perde fra le pieghe di una società dalle molte contraddizioni.






























Commenti