7 libri in 7 giorni: 7 di 7 The Hyperion Cantos: A Space Opera
- José Marceca
- 17 mar 2020
- Tempo di lettura: 3 min

Giorno 7 di 7 Accolta la proposta di pubblicare 7 copertine di libri che mi piacciono (una al giorno per 7 giorni), mi accingo presentare la mia ultima copertina della serie. Per l'ultima volta inviterò qualcuno a pubblicare 7 copertine. Considerando il periodo "buio" consiglio a chiunque di approfittarne per aprire i propri orizzonti e viaggiare lontano, almeno con la fantasia...... Promuoviamo la lettura 🤓......
Estendo l'invito di oggi a Elisa Lisa E. Bertei e per estensione ovviamente anche a Ilo, se ne avranno voglia. Naturalmente, nel loro specifico caso, concedendomi una "licenza poetica", li lascio liberi, se vorranno, di sostituire alle copertine di libri quelle di dischi, per motivi a me (e a loro) assolutamente ovvi. Non nascondo la curiosità e sono quasi certo che in più di un caso mi scapperà un sorriso.
Ancora una volta non pubblico solo una copertina perché, pur essendo uno il libro che mi sta particolarmente a cuore, è solo il primo di una tetralogia. Ancora una volta si tratta di un libro che mi ha folgorato, principalmente perché non avevo quasi mai attinto alla Fantascienza come genere letterario, salvo classici imperdibili come quelli di Jules Verne, Phillip K. Dick (Blade runner!), Ray Bradbury, George Orwell, Allan Dean Foster (Alien!) eccetera eccetera. Ma quando, trenta anni fa, tra i libri esposti sul grande tavolo centrale della libreria Avila (che si avviava lentamente purtroppo verso l'oblio ma fino ad allora vero punto di riferimento per noi lettori), vidi la copertina di questo libro, ne venni irrimediabilmente attratto. Il titolo, inizialmente mi colpí: Hyperion (Hyperion, 1989). Poi la trama, che prometteva essere avvincente. Con qualche piccola remora compro vado a casa e inizio a leggere. In un futuro lontanissimo nel tempo sette pellegrini affrontano un viaggio verso il pianeta Hyperion, in cerca delle risposte agli enigmi della loro vita. Ognuno di loro deve raccontare agli altri la propria storia, per farsi conoscere e dimostrare di non essere una spia. I racconti dei sette ruotano intorno ai mondi e alle difficoltà che circondano lo spazio. E in questi racconti, di una bellezza sfolgorante, sta la chiave che permetterebbe loro di salvare l’umanità. La storia è pazzesca. Il primo dei sette pellegrini che inizia a raccontare la sua storia è un prete, e già mi stava prendendo male perché detesto profondamente la categoria. E invece.... Mi fu sufficiente la pazienza di superare le prime due o tre pagine del racconto di Padre Lenar Hoyt, per essere trascinato dentro una storia che mi catturò istantaneamente. Non a torto mi dissi "chissà le altre storie quanto intriganti saranno". E non mi sbagliavo di una virgola. Non anticiperò nulla perché spero che almeno qualcuno vorrà seguire questo consiglio letterario a propria goduria e beneficio, ma garantisco che ciascuno dei sette pellegrini ha un ruolo fondamentale e una storia avvincente (è dir poco) da raccontare, ed è per tale motivo che è stato scelto per affrontare questo incredibile viaggio. Questo primo libro della tetralogia conosciuta come "I canti di Hyperion" non è purtroppo autoconclusivo, e le vicende narrate hanno un seguito ne "La caduta di Hyperion" (The Fall of Hyperion, 1990). Seguiranno "Endymion" (Endymion, 1995), ed infine Il risveglio di Endymion (The Rise of Endymion, 1997). A mio modesto parere il primo magnifico capitolo è uno di quei libri che vanno letti almeno una volta nella vita (io credo di averlo fatto almeno tre volte in trent'anni). La caduta di Hyperion ancora avvince e convince, non fosse altro perché continua e termina in qualche modo il racconto legato alle vicende del primo libro. Gli altri due, bé, si allontanano sempre più dalla potenza narrativa che con Hyperion Dan Simmons è riuscito a regalare. Con questo splendido romanzo ho imparato una lezione importante: nella vita, mai dire mai. Continuo a stare largo dalla fantascienza (salvo capolavori improvvisi), ma Hyperion ha avuto il potere di farmi ricredere sul genere. A presto forse con nuove scorribande letterarie. Per me è stato bello sicuramente, e ringrazio ancora Piera Campo per avermi coinvolto. Missione compiuta!






























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